Per affari o per piacere? È la domanda che ci pongono puntualmente agenzie
di viaggio online e strutture alberghiere proprio mentre stiamo per confermare
una prenotazione. Una scelta forzata e binaria che ogni volta mi lascia con lo
stesso dubbio: e se ci fosse un altro motivo per viaggiare?
Phileas Fogg, per esempio, viaggia per vincere una scommessa. Parte con il
suo fidato maggiordomo e torna con una futura sposa. Il suo è un viaggio per
sfidare la sorte, vivere l’avventura, conoscere il mondo, e forse anche se
stesso.
Jules Verne scrive che Fogg “non viaggia, descrive una circonferenza”. Parte
per il solo desiderio di partire. Quanti possono dire lo stesso?
Per fortuna, non sempre serve una valigia: il viaggio può anche essere
mentale, spirituale, immaginario. Le teste allora si alzano leggere come
mongolfiere, mentre il corpo sfreccia nella direzione opposta, come se corresse
su una ruota che gira.
Alla fine del romanzo, Verne confessa che “Phileas Fogg non ha guadagnato
niente a fare quel giro del mondo, se non la felicità”. E così penso a quanto
sarebbe bello poter selezionare “per felicità” come motivo del prossimo viaggio.
“The Journey. The posters”, Monti Edizioni Bergamo con il sostegno di Città di Treviglio e FestivalCultura Treviglio.


