“Due strade divergevano in un bosco giallo, e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe…
io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza” scriveva Robert Frost. Quante volte ci siamo trovati di fronte a un bivio, paralizzati dall’imbarazzo della scelta, a osservare due sentieri quasi identici, due possibilità ugualmente plausibili. La sua poesia, “La strada non presa”, viene spesso letta come un manifesto dell’anticonformismo, ma può essere interpretata anche come un elogio della conoscenza che avanza per tentativi ed errori: è la teoria di Karl Popper, che trasforma il fallimento nel motore del progresso.
Mi ha sempre affascinato la polisemia del verbo “errare”, che vuol dire sia sbagliare sia girovagare, peregrinare. Ma cosa significa davvero sbagliare? Si sbaglia quando si abbandona la via maestra? Ne esiste una soltanto? E chi vaga senza una meta sta sbagliando o sta esplorando?
L’axolotl – così come l’armadillo – è stato inizialmente considerato un errore, uno scherzo della natura. Originario del Messico, questo anfibio è il Peter Pan delle salamandre: non completa la metamorfosi, resta per tutta la vita allo stadio larvale, continuando a vivere sott’acqua; è però in grado di riprodursi e persino di rigenerare organi. Non un’anomalia, dunque, ma una strategia evolutiva perfettamente funzionale.
Forse, allora, errare significa concedersi la possibilità di scoprire ciò che devia dalla norma o, più semplicemente, qualcosa che non avevamo previsto. Chi non erra difficilmente trova qualcosa di nuovo.
Con il sostegno di Città di Treviglio e FestivalCultura Treviglio.


